Terra di confine tra le genti mediterranee e quelle germaniche, il Trentino vanta una storia arricchita, in campo artistico e culturale, dagli influssi provenienti da questi due mondi.
Le chiese, i palazzi e i castelli distribuiti su tutto il territorio, raccontano in ogni momento questa contaminazione virtuosa, offrendo al visitatore lo spunto per immaginare un itinerario che lo riporta indietro nel tempo.
Proprio in uno di questi castelli, posto a strapiombo sulla “Piana Rotaliana”, naque la leggenda del “drago e del cavaliere”, che tramandana con orgoglio da secoli, viene ancora narrata dagli abitanti della zona.;
il “Drago Rotaliano”.
“Sui vitigni di Teroldego della Rotaliana, terra vocata da tempo immemorabile alla viticoltura, si erge a picco il Monte di Mezzocorona, dove sospesi sulle sue rupi si trovano ancora i resti del Castel San Gottardo. Leggenda vuole, che nelle grotte dell’eremo dimorasse un possente Drago, flagello implacabile di tutta la zona e dei suoi impauriti abitanti. Fu così che un giovane Cavaliere, il Conte Firmian, famiglia storica di Mezzocorona, ebbe l’ardire di affrontare il Basilisco sul suo terreno. Un giorno, di buon mattino, armato di lancia e spada, il prode Cavaliere si arrampicò sulla montagna e pose davanti alla grotta una ciotola di latte ed un grande specchio.
Il Drago, sentito il profumo del latte di cui era ghiotto, uscì allo scoperto e vedendosi allo specchio provò stupore ed un briciolo di vanità. Il Cavaliere ne approfittò per trafiggerlo mortalmente. Tutta la popolazione festante portò così in trionfo per le contrade di Mezzocorona il prode Cavaliere assieme allo sfortunato Drago ma…. alcune gocce del suo sangue caddero nel terreno rotaliano da cui germogliarono i primi ceppi di Teroldego. Si spiega così l’origine leggendaria di questo vitigno autoctono, ed ancora oggi le genti locali chiamano questo vino generoso dal colore rosso rubino intenso “Sangue di Drago”
La Piana Rotaliana
Una pianura circondata su tre lati da un alto baluardo di pareti rocciose che la proteggono dai venti freddi, si trova racchiusa fra le sponde dell’Adige e quelle del Noce, i fiumi che l’hanno formata.
Si estende a Nord dell’abitato di Lavis e arriva fino ai confini della provincia di Bolzano, mentre è chiusa a Ovest dalla stretta della Rocchetta, che dà inizio alla Valle di Non. A Est delimitata dall’Adige, continua nei dolci pendii vitati di San Michele e Faedo.
Anticamente il Noce, che porta le acque delle Valli di Non e di Sole, confluiva direttamente nell’Adige, quasi ad angolo retto, proprio davanti a San Michele. Associato alle frequenti alluvioni dei due fiumi, ciò determinava una vasta piaga rimasta per lunghi secoli in gran parte paludosa, incolta e malsana dove, come scrisse lo storico Francesco Filos nella sua storia di Mezzolombardo, “giaceva incolto ed era greggivo, pascolivo, cespuglioso e paludoso in balia di tutti”.
Fu solo verso la metà del secolo scorso che si intraprese la grandiosa opera pubblica di arginazione dell’Adige e si costruì l’attuale alveo del fiume Noce, facendolo confluire nell’Adige molto più a Sud. Ciò permise la bonifica definitiva dell’ampia piana alluvionale e la messa a coltura di nuovi vigneti.
Il territorio
Il terreno è, quindi, di tipo prettamente alluvionale, con ciottoli e ghiaia e a volte addirittura limoso. La vite vi è coltivata col sistema a filari pergolati e produce uve desrinate a quello che è il vino ‘principe’ del Trentino: il Teroldego, che si fregia dell’appellativo d.o.c. dal 1971.
Il vino che più di ogni altro personifica il carattere, la qualità e la generosità, dell’enologia trentina, la cui storia, e leggenda, si sono mescolate con quelle degli antichi castelli che guardano dall’alto la Piana Rotaliana: Castel San Gottardo, incastonato in una vasta e suggestiva grotta alla base degli strapiombi del Monte di Mezzocorona; Castel Firmian, più in basso, tuttora abitato, e, infine, Castel Torre, presso Mezzolombardo. Castelli e buon vino sembrano un binomio indissolubile, un motivo dominante, ricco di suggestioni e di fascino, sia per le vicende degli antichi manieri, sia per il caldo linguaggio che un bicchiere di vino sa esprimere.
Fonte: Azienda Agricola Donati Marco (TN)
Consorzio Turistico Piana Rotaliana-Königsberg
